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Il videopoker sotto casa

Un operaio quarantenne sposato e con figlio a carico cade nel vizio del gioco, attraverso l'uso smodato delle macchinette del videopoker collocate nel bar sotto casa frequentato insieme agli amici. La pulsione del gioco lo travolge ed egli incomincia a indebitarsi, all'insaputa della moglie, con alcuni frequentatori dello stesso bar e successivamente con società finanziarie.
Nel breve arco di tre anni finisce con accumulare, anche attraverso l'utilizzo di carte di credito, debiti per oltre euro 30.000. La situazione diventa insostenibile, a fronte di un reddito familiare di circa euro 2.000 mensili, tenendo conto dello stipendio proprio e di quello della moglie impiegata. è proprio quest'ultima, una volta scoperta la situazione, a rivolgersi alla Fondazione Anti Usura CRT.
La Fondazione, in sede di istruttoria, accerta in primo luogo la volontà del soggetto di smettere con il vizio del gioco, ottenendo in questo senso garanzie di un comportamento futuro responsabile anche grazie al controllo della moglie.
Soddisfatta questa precondizione, viene studiato un piano di rientro che prevede l'intervento sia della Fondazione Anti Usura CRT sia della Fondazione San Matteo, che si impegnano a garantire due finanziamenti di euro 15.500 cadauno. Una parte marginale di esposizione, pari a circa euro 1.000, viene fatta oggetto di trattative con le finanziarie e le banche creditrici per uno sconto. Contestualmente viene richiesta sia alla moglie, titolare di reddito fisso, sia alla madre di quest'ultima, pensionata e proprietaria di immobile, la prestazione di garanzia fideiussoria.
Con l'intervento congiunto delle due fondazioni l'impegno mensile della famiglia, che precedentemente assorbiva ormai l'intero reddito, scende a un livello accettabile, consentendo di fare fronte quantomeno alle spese primarie.